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Nei mesi scorsi il blog di Beppe Grillo ha pubblicato una notizia che ha destato scalpore. Da li è partito il tam-tam delle mail-catena di Sant'Antonio. Il testo diceva questo: “E’ stato fatto uno studio da 2 scienziati modenesi in collaborazione con Beppe Grillo, in cui si dimostra che alcuni prodotti alimentari venduti in Italia contengono particelle di metalli pesanti cancerogene, provenienti dal fumo di ‘termovalorizzatori', cioè inceneritori di rifiuti. Come testimonia Grillo nel suo spettacolo, queste microparticelle sono più pericolose delle macroparticelle dei gas di scarico delle auto, perchè entrano nel sangue e si annidano negli organi. Ci sono aziende che ci stanno avvelenando consapevolmente. Ecco quali sono le marche e i prodotti risultati positivi alle analisi sulla presenza di metalli pesanti. (Segue un elenco di 22 prodotti con le loro marche: biscotti, omogeneizzati, cacao, mozzarelle, pane, integratori, chewing gum, hamburger, gelati, dolci, tortellini, salatini). Nessuna di queste aziende ha avuto la dignità di rispondere (ndr: non è proprio esatto) alle lettere dei ricercatori, ai quali stanno cercando di sequestrare i microscopi...”.
Un lettore ha chiesto lumi alla rivista Focus. Gli ha risposto Lorenzo Montali, esperto di leggende metropolitane: “Ecco l’ennesimo elenco che denuncia la pericolosità di prodotti che continuiamo a trovare sullo scaffale di qualsiasi supermarket. Come mai le autorità sanitarie sono così distratte? Prima di immaginare complotti orditi da chissà quale potere misterioso, proviamo a considerare l’ipotesi più semplice: che si tratti di una bufala, come hanno sospettato molti lettori di Focus. In effetti sul ‘Disinformatico’, il blog del giornalista Paolo Attivissimo, è possibile ascoltare un’intervista a Stefano Montanari, uno dei due ricercatori modenesi di cui si parla, che denuncia allibito la distorsione del suo lavoro. Montanari spiega che questo ‘elenco di prodotti da mettere all’indice’ non ha nessun significato scientifico perchè lui non ha compiuto un serio controllo campionario su quei prodotti ma ne ha solo comprato una confezione e analizzandola ha trovato delle ‘polveri di origine ambientali’ che ritiene pericolose per l’organismo. Per esempio polveri dovute all’inquinamento atmosferico, che si sono depositate sul grano e che si ritrovano sul grissino. O derivanti dal processo di produzione, come le polveri che si staccano dalla macina che lavora la materia prima. Anche il resto dell’appello appare poco fondato. Montanari spiega di non aver mai scritto lettere alle industrie citate e aggiunge che è falso che quelle stesse aziende si stiano muovendo per sequestrare il loro microscopio. Le ricerche che il suo laboratorio sta portando avanti proseguono, con il sostegno dell’Unione Europea. Può darsi che quelle ricerche provino in futuro la tesi di Montanari, ma per saperlo dobbiamo aspettare di leggere i suoi risultati su riviste scientifiche serie e non certo su qualche improbabile catena di Sant’Antonio che circola via mail.
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